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Per la capitana della nazionale svizzera di calcio Lia Wälti, i test per la diagnostica delle prestazioni SUFSM sono «utilissimi»

La nazionale svizzera di calcio femminile si appresta a scendere in campo in occasione dell'imminente fischio d'inizio del Campionato europeo di calcio 2022. In un'intervista, la capitana Lia Wälti (29) parla della preparazione effettuata con il supporto della SUFSM, delle partite che giocherà «in casa» in Inghilterra e dei numerosi tifosi che accorreranno nei fantastici stadi inglesi.

05.07.2022 | COM UFSPO, Tobias Fankhauser


Lia Wälti, la UEFA Women's EURO 2022 in Inghilterra è alle porte. Secondo te la squadra rossocrociata è pronta?
Stiamo lavorando intensamente ogni giorno con grande disciplina e motivazione. Nelle prime settimane di preparazione ci siamo concentrate sulla forma fisica. A volte era molto dura, ma ci siamo sempre spronate a vicenda per riuscire a dare il massimo. Ora invece ci focalizziamo sulla tattica, sul gioco e sugli avversari. L'eccitazione cresce di giorno in giorno e l'atmosfera che si respira all'interno della squadra è straordinaria.

Durante la preparazione potete contare sul prezioso supporto della Scuola universitaria federale dello sport Macolin in ambito di scienze dello sport. La diagnostica delle prestazioni sta assumendo sempre più importanza anche nel calcio femminile di alto livello...
Assolutamente sì. Anche nel mio club, l'Arsenal, i test per la diagnostica delle prestazioni sono ormai diventati uno strumento standard. È davvero molto utile disporre di valori di confronto a livello fisico, sia nella propria società sia nella squadra nazionale.

In vista del Campionato europeo, in aprile vi eravate già sottoposte ad un test, a seguito del quale avevate ricevuto anche dei consigli per l'allenamento. In questi due mesi, i valori di prestazione per quanto ti concerne sono migliorati?
(sorride) Un po'. Non sono la giocatrice più forte e dinamica dal punto di vista della forza esplosiva e a volte è un po' frustrante impegnarsi a fondo per poi ottenere solo piccoli miglioramenti. Ma bisogna comunque continuare a lavorare perché ogni piccolo progresso conta. E lo scopo del test è evitare di confrontarsi con le altre.

Il Campionato europeo è un momento topico e si svolge proprio alla fine della stagione, quando la stanchezza fisica e quella mentale si fanno sentire. Tu come ti senti?
Al momento io mi sento bene e sono tutt'altro che stanca. Ma è anche vero che con un obiettivo così importante davanti tutto diventa più facile. Secondo me è comunque una questione di atteggiamento. Inoltre, molte di noi hanno avuto due settimane di vacanza prima del ritiro con la nazionale. Ciò che ha sicuramente giovato! Ma ripeto: credo che gran parte del lavoro venga svolto a livello mentale. E per noi non è scontato poter partecipare ad un evento sportivo così importante. In questi casi si può affermare che la stanchezza passa in secondo piano e si aspetta con trepidazione il calcio d'inizio.

A proposito di attese trepidanti: tu giochi in Inghilterra, per te dunque il Campionato europeo è una sorta di incontro casalingo. Questo fatto ti motiva ulteriormente?
Sì, in un certo senso è così. So che gli inglesi stanno facendo tutto il possibile per organizzare un evento fantastico. Ad esempio, è stato bello osservare come abbiano promosso le loro calciatrici in tutto il Paese in vista del grande appuntamento, stampando le loro fotografie su bottiglie o confezioni di patatine, cosa che dieci anni fa nel calcio femminile era assolutamente impensabile. Ciononostante sarei altrettanto motivata se il Campionato europeo si svolgesse in un altro Paese. Sono incredibilmente felice di poter partecipare a questa manifestazione.

La vostra partecipazione a questo torneo avrà sicuramente un impatto positivo sul calcio femminile svizzero e incoraggerà molte ragazze a giocare a pallone...
Abbiamo sempre detto che per riuscire ad appassionare le giovani leve al calcio dobbiamo prendere parte a grandi eventi di questo tipo. Purtroppo le cose stanno ancora così nel calcio femminile. Naturalmente, una partecipazione di successo ad un torneo darebbe un ulteriore contributo in tal senso. Se invece non dovessimo ottenere grandi risultati sarebbe un'occasione persa. Siamo consapevoli che verremo giudicate in base alle prestazioni che forniremo. Se saranno soddisfacenti, potremo raggiungere molte persone e sperare di invogliare molte giovani ragazze a giocare a calcio.

Ti piacerebbe condurre la nazionale alla finale, che tra l'altro si disputerà a Wembley, in veste di capitana?
In generale non guardo mai troppo avanti e per natura non sono molto ottimista. Sono una persona realista e affronto una partita dopo l'altra. Siamo capitate in un gruppo difficile e dovremo dare il massimo anche solo per riuscire a superare la fase a gironi. Abbiamo molto potenziale e in un torneo si sa che tutto è possibile. E se la finale a Wembley dovesse effettivamente diventare una realtà avrò tempo a sufficienza per prepararmici.

Un'ultima domanda: ormai sei abituata a giocare contro grandi squadre e davanti ad un folto pubblico. La tensione sta comunque iniziando a salire?
Una piccola dose di nervosismo fa sempre parte del gioco. Come ho già detto, per noi rossocrociate è qualcosa di speciale prendere parte ad una manifestazione di questo calibro e giocare in stadi di così grandi dimensioni, davanti a tantissimi spettatori. C'è sempre una certa ansia. E durante un torneo in cui ogni partita, ogni rete contano non sempre si riesce a gestire il nervosismo.


A Lia Wälti e a tutta la squadra nazionale femminile auguriamo il massimo successo in Inghilterra!

Ulteriori informazioni: L'avventura europea della nazionale di calcio femminile con il sostegno di Macolin

 


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