«Ho sempre sognato di venire in Svizzera»
Da inizio marzo, alcune giovani promesse del ciclismo ucraino su pista e di mountain bike soggiornano presso l'Ufficio federale dello sport UFSPO a Macolin. Una ventina di atlete ed atleti e un’allenatrice con le sue due figlie vivono e alloggiano al Grand Hôtel dopo essere fuggiti dalla guerra in Ucraina ed essere stati trasferiti in Svizzera da Swiss Cycling. Abbiamo parlato con una giovane ciclista e con l'allenatrice durante la prima serata di gara di questa stagione al velodromo Tissot di Grenchen.
Arina Korotejeva è solo una spettatrice in questa prima serata al velodromo di Grenchen. La diciottenne ucraina ha subito un lungo infortunio al ginocchio dopo una caduta in bicicletta ed è tornata ad allenarsi dopo diverse settimane di riabilitazione. Nel tardo pomeriggio si è recata a Grenchen in sella alla sua bicicletta da corsa per fare il tifo per i suoi compagni.
«Il fisioterapista Jonas Spiess mi ha aiutata molto e lo ringrazio per tutto quello che ha fatto», afferma la giovane ciclista che nella cronometro individuale è un’atleta che ottiene ottimi risultati. Non c’è da stupirsi quindi che ammiri la seconda medaglia olimpica della svizzera Marlen Reusser. All’inizio dell’estate si era pure allenata con la trentunenne di Hindelbank. «E guarda cosa mi ha dato», esclama raggiante mentre arriva a pranzo a Macolin, mostrando fiera un indumento della squadra di ciclismo della Reusser.
Arina è originaria di Charkiv, la città ucraina che è stata particolarmente colpita dagli attacchi russi. «La mia casa, un edificio di 16 piani, è stata completamente distrutta. Non esiste più», racconta con un'espressione seria, quasi triste. «Mio nonno vive ancora a Charkiv e di tanto in tanto ho ancora contatti con lui.» Una volta al mese incontra anche i suoi genitori che, dopo essere fuggiti dal loro Paese, hanno trovato una sistemazione a Thun.
Molte opportunità
A volte è difficile essere così lontani da casa. «Ma stare qui a Macolin è davvero interessante. Abbiamo molte buone opportunità per allenarci, possiamo usufruire della sala di muscolazione, della sauna e della piscina coperta», spiega la giovane promessa del ciclismo. «Tutti qui sono gentili con noi e si mangia molto bene», aggiunge. Si sente a suo agio anche nella sistemazione al Grand Hotel. «Siamo in quattro in una stanza, ma non è affatto un problema perché siamo una squadra». E nemmeno il caldo estivo piuttosto intenso sotto il tetto dell’ottavo piano l’ha disturbata troppo.
In Ucraina aveva iniziato a studiare scienze dello sport. «Qui in Svizzera vorrei iniziare la formazione di fisioterapia a Berna», spiega in un buon inglese. Guarda al futuro, sia da un punto di vista sportivo che personale. Ormai è chiaro che le atlete e gli atleti ucraini saranno presenti a Macolin anche a Natale e a Capodanno. Non si sa quando e come potrà o dovrà ritornare in patria. «ll mio allenatore Andrey Dubinin è rimasto a Charkiv», afferma con una punta di preoccupazione nella voce.
«Una donna tuttofare»
L'allenatrice quarantaduenne Valentina Matviichuk è facilmente riconoscibile all'UFSPO, soprattutto quando si reca al ristorante Bellavista in compagnia delle sue due figlie Sofia (7) e Victoria (11). Le due bambine sono euforiche, si stuzzicano a vicenda o infastidiscono la madre, che sembra sempre sul chi vive. La stessa situazione si ripete al velodromo di Grenchen. Valentina osserva gli atleti, toglie le bici da corsa dai supporti e nel contempo si occupa delle figlie che sono visibilmente a loro agio, si divertono o giocano su un tappetino da ginnastica. È una «donna tuttofare», per così dire. È originaria di Luc'k, una città di oltre 200 000 abitanti nel nord-ovest dell'Ucraina. «A casa ero un'allenatrice regionale, ora ho 24 atleti e tutti hanno bisogno di me», dice sorridendo. Sembra quasi che il trambusto le paccia, forse l’aiuta a dimenticarsi del conflitto che sta vivendo il suo Paese. Un conflitto che illustra sul suo account Instagram con foto, ma anche con l'hashtag «stopwar».
Sofia e Victoria vanno a scuola a Evilard e imparano il tedesco. «Portano sempre a casa verifiche che devo firmare, anche se non capisco il tedesco», racconta ridendo. E come si trova in Svizzera? «Qui ci sono più regole, in Ucraina mi sentivo più libera», risponde decisa, ma senza lamentarsi. «Quando ero in Ucraina, ho sempre sognato di andare in Svizzera ma non avrei mai pensato di venire qui a causa della guerra.»
Ufficio federale dello sport UFSPO
Hauptstrasse 247
2532 Macolin





